Bukhara, città sacra dell’Asia Centrale

Bukhara

Bukhara…

Finalmente nell’ottobre 2015 realizzo un piccolo sogno: visitare Samarcanda, trovarmi davanti alla piazza color cobalto vista in tv e raccontata nei libri. Il viaggio in Uzbekistan non mi porta ovviamente solo lì, ma attraverso un itinerario che sembra andare dal passato di Khiva, al futuro della capitale Tashkent, moderna città dove termina il mio tour della Via della Seta. Lo organizzo tramite Evaneos che si appoggia ad agenzie locali, che mettono a disposizione guide, autisti e itinerari personalizzati. Noi ci siamo trovati benissimo con la Silk Road Destination, in un viaggio privato solo per me e mio marito, con i nostri ritmi e soprattutto, come piace a noi, con la possibilità di andare in ristoranti e luoghi non frequentati dai gruppi organizzati, ma allo stesso tempo scortati e seguiti da una guida che ci raccontava il suo paese nei minimi dettagli. Il periodo è perfetto: è praticamente ancora estate, ma senza raggiungere temperature troppo elevate, soprattutto sera e mattino.

Uzbekistan

Signora uzbeka

Il volo per Urgench è di circa 5 ore e mezzo e, dopo la visita di Khiva partiamo per Bukhara, costeggiando il confine con il Turkmenistan e fermandoci a gustare degli ottimi shashlik, spiedini di carne (specialità uzbeka) lungo la strada. Il viaggio dura parecchie ore su strade un po’ sconnesse, forse sarebbe meglio prendere un piccolo volo interno, però ci siamo goduti i panorami che cambiavano lungo il percorso degli antichi carovanieri, dai piccoli villaggi al Deserto Rosso e le coltivazioni di cotone.

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Le mura della Cittadella Ark

Bukhara è gloriosa, il suo centro storico è ancora intatto, dominato dal color ocra e probabilmente è il luogo migliore per immaginare come potesse essere questa terra prima dell’arrivo dei russi. Dedichiamo le giornate ai suoi bazar sormontati da cupole, alla visita della moschea più antica dell’Asia Centrale (Maghoki Attar), al caratteristico Char Minar e alla cittadella Ark, una città nella città, antica residenza reale. Qui si trovano gli antichi appartamenti dell’emiro, la Moschea Juma (del Venerdì), l’harem, la prigione con i sotterranei e diversi musei.

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La Cittadella, sullo sfondo il centro di Bukhara con i caratteristici minareti e le cupole

Il nostro hotel (Bibi-Khanym Hotel) sembra uno dei caratteristici riad in cui ho soggiornato a Marrakech e si trova in pieno centro, vicino al quartiere ebraico (con una sinagoga e un immenso cimitero più a sud) e alla piazza principale Lyabi Hauz. Questa è caratterizzata dall’ultima vasca rimasta in città delle 200 vasche di pietra esistenti un tempo, circondata da monumenti e ristorantini. La piazza è il luogo di ritrovo dei turisti e degli abitanti ed è circondata da alberi antichi, tra cui un gelso che si dice risalga al 1435.

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La piazza Lyabi Hauz, alle mie spalle la vasca e la Khanaka.

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Altro scorcio della Lyabi-Hauz

Qui si trova anche la statua di Hoja Nasruddin, un personaggio che compare nei racconti sufi, raffigurato a dorso di un asino. Alle sue spalle si erge la Medressa di Nadir Divanbergi, nata come caravanserraglio, riconoscibile poichè sulla facciata spiccano due arabe fenici, cosa insolita perchè l’islam vieta di raffigurare esseri viventi: questo mostra quante diverse influenze abbia subito l’Uzbekistan.

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Nella piazza Lyabi Hauz, la statua di Hoja Nasruddin

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La facciata di Nadir Divanbergi

Una sera andiamo proprio in questa ex scuola coranica, a vedere uno spettacolo tipico con i loro balli e la sfilata di moda, che ci permette di conoscere meglio i costumi uzbeki, che risentono di influenze russe e tagike. Dopo cena, al ristorante Lyabi Hauz ai bordi dell’acqua della omonima piazza, alcune ragazze russe e uzbeke mi invitano a ballare con loro! Hanno molta voglia di vivere e di conoscere i turisti!

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Costumi tipici

Bukhara Uzbekistan

Una sposa a Bukhara

Sull’altro lato della piazza sorge la Khanaka: al suo interno possiamo ammirare dipinti e fotografie antiche che raccontano la Bukhara (Buxoro) del passato.

Bukhara Uzbekistan

Per le strade di Bukhara

Con una breve passeggiata si arriva al complesso dove si trovano le Madrasse di Ulugbek e quella di Abdul Aziz Khan, il minareto Kalon con l’omonima moschea in grado di contenere fino a 10.000 persone, e la Medressa di Mir-i-Arab. Il minareto è una struttura che risale al 1127 senza restauri, con 14 fasce di piastrelle azzurre tutte diverse tra loro, fu per secoli l’edificio più alto dell’Asia Centrale e la leggenda narra che Gengis Khan, che rase al suolo tutto intorno, accecato dalla sua bellezza volle risparmiarla.

Uzbekistan Bukhara

Il classico panorama di Bukhara con il minareto Kalon

Uzbekistan Bukhara

Tra le medresse e il minareto Kalon

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Le medresse a Bukhara

La cucina uzbeka ci ha colpito molto, rendendoci golosi soprattutto del plov che la tradizione vuole sia l’uomo a cucinare ( è il piatto nazionale a base di riso, verdure, carne,uva e spezie con olio di cotone, descritto così non rende molto, ma è una delizia!), i langhman (che non sono altro che tagliolini anch’essi con carne e verdure) e i manty, che tanto ci ricordano i mitici pierogi mangiati in Polonia (ravioloni giganti ripieni di carne, verdura o pesce). Infatti, in entrambi i paesi, sono stati tramandati dalla tradizione russa. Il tutto sempre accompagnato dal pane che si chiama nan e arriva intero a tavola, per essere spezzato da uno dei commensali in tanti pezzi, in modo che tutti si possano servire.

Uzbekistan Langhman Bukhara

I langhman

Manty Uzbekistan

I manty

Uzbekistan Nan

Pane uzbeko in vendita al mercato

Anche la frutta e la verdura sono strepitose, soprattutto i meloni che sono grandi come angurie e non li avevo mai visti di quelle dimensioni! Molto interessante un giro al mercato per conoscere i loro prodotti ed assaggiarli, sono tutti pronti a offrire qualcosa! La bevanda principale è il tè che viene offerto anche dagli abitanti che sono molto ospitali, o si può prendere nelle tipiche case da tè (le Choyxona). Nonostante la religione islamica, quasi tutti bevono alcolici (soprattutto la vodka da buona tradizione russa) e qualcuno mangia anche carne di maiale. Consiglio il ristorante Minzifa, conosciuto in tutta Bukhara per le ottime pietanze e la terrazza panoramica con vista sulla città.

Uzbekistan shashlik

Vi mostro i golosi shaslik!

Bukhara, la città sacra dell’Asia Centrale, per me è bellissima: sembra di tornare indietro nel tempo, di respirare davvero l’atmosfera dell’antica Via della Seta, delle carovane e degli antichi commercianti. Ancora possiamo assistere a come si confezionano abiti, sciarpe, i tipici arazzi (suzani) e i famosi tappeti di Bukhara: ne posseggo anche io uno a casa e da bambina quando ci giocavo sopra non pensavo certo che sarei andata in questi luoghi magnifici! E la sera, è bello passeggiare tra le cupole illuminate, con in sottofondo le tipiche musiche orientali diffondersi dai locali.

Uzbekistan tappeti Bukhara

Una ragazza confeziona i famosi tappeti di Bukhara

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Ricami in oro sui tessuti

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Al mercato dove vendono i loro gioielli

Uzbekistan Bukhara

In giro per i bazar coperti della città

Come al solito, mi sono riempita gli occhi e il cuore di cose belle, sono carica e pronta per partire verso il mio sogno: verso Samarcanda!

3 risposte a “Bukhara, città sacra dell’Asia Centrale

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